Dall’incontro con la stampa presso Eastern Leaves Milano, un viaggio che parte dalle domande e non dalle mappe.

C’è una donna, a Litang, nel Tibet orientale. Siamo a quattromila metri: praterie, cavalli, monasteri, nomadi. Il volto è scavato dal vento, gli abiti sono tibetani, una mano fa girare la ruota di preghiera. Con l’altra, guarda dei video sul telefono. In streaming, con una connessione migliore di quella che si trova a Milano.

È l’immagine che Simone Sturla, sinologo e «rabdomante di storie», ha scelto per aprire l’incontro di ieri con la stampa a Eastern Leaves a Milano. Dopo quindici anni vissuti in Cina, dice di continuare a tornarci perché è uno dei pochi luoghi al mondo che riesce ancora a sorprenderlo: lì, spiega, il mondo torna a essere strano. «Per me la Cina comincia da qui. Non dalla Grande Muraglia. Non da Shanghai. Nemmeno da Pechino.»

Un viaggio in Cina che parte dalle domande

Che cosa cerca davvero chi viaggia?
Il silenzio, la natura, l’architettura, una prova fisica?
O soltanto la possibilità di tornare a casa guardando qualcosa in maniera diversa?

In ognuno di noi convivono il viaggiatore, che desidera l’ignoto, e il turista, che vuole che l’ignoto funzioni. Per tenerli insieme serve una figura antica come il “Cicerone“: non il custode di un luogo segreto, in un mondo dove tutto è già stato fotografato e geolocalizzato, ma chi sa offrire le chiavi per leggerlo. Per questo a raccontare la Cina sono architetti, designer, chef, artisti, musicisti, persone la cui competenza apre porte che da soli non si trovano.

Ne nascono itinerari che non sono soltanto geografici.
Le montagne carsiche che emergono dalle risaie tra Cina e Vietnam, come se le frontiere fossero arrivate dopo il paesaggio. I laghi nascosti tra le dune del Badain Jaran, dove si sale in cima aspettandosi altra sabbia e si trova uno specchio d’acqua. Shenzhen e i suoi due futuri, quello dei droni e quello degli architetti che recuperano il legno per far vivere un villaggio. La corrente Kuroshio, che unisce isole e coste che la geopolitica ha separato.
E per chi ha poco tempo, i voli diretti dall’Italia rendono possibile anche un long weekend: una notte in aereo, tre a destinazione. Alla base c’è l’idea di un turismo rigenerativo, in cui viaggiare non significa assistere a uno spettacolo ma partecipare, non prendere ma costruire connessioni.